In “Cara zia Agatha”, tre sorelle scrivono alla zia una lettera per rassicurarla: le parole descrivono giornate serene e tranquille, ma le immagini raccontano tutt’altro. Testo e illustrazioni si rincorrono, si contraddicono e si completano, invitando il lettore a osservare con attenzione e a costruire il significato della storia.
Il laboratorio prende spunto da questo dialogo tra parole e immagini per esplorare le infinite possibilità della narrazione illustrata. Attraverso una breve sequenza di tre o quattro tavole, bambine e bambini sperimentano una piccola metamorfosi creativa: un’intuizione prende forma, si trasforma in immagini e diventa un racconto capace di suggerire significati sempre nuovi.
Seguendo il metodo creativo di Gianni Rodari, il laboratorio invita i partecipanti a giocare con le idee, le associazioni e le trasformazioni. L’obiettivo è comprendere come la narrazione sia essa stessa una metamorfosi: le idee cambiano, le immagini dialogano tra loro e ogni pagina aggiunge un nuovo tassello al racconto, lasciando spazio all’immaginazione e all’interpretazione di chi osserva.
Realizzare un piccolo albo illustrato significa riflettere sul ritmo della narrazione, sul rapporto tra una tavola e la successiva e sul potere evocativo delle immagini, capaci di raccontare molto più di ciò che mostrano.
Nata a Valladolid, dove vive e lavora, Beatriz Martín Vidal ha studiato Belle Arti all’Università di Salamanca e ha completato la propria formazione in illustrazione alla Scuola d’Arte della stessa città. Ha illustrato oltre quaranta libri, spaziando dalle fiabe ai racconti horror, e oggi si dedica principalmente ai libri illustrati pubblicati, tra gli altri Paesi, in Australia, Italia, Messico, Canada, Brasile, Danimarca, Taiwan e Francia. Lavora anche per gallerie d’arte, per le quali realizza opere di grande formato.
Illustrazione di Beatriz Martin Vidal, Cara zia Agatha, Orecchio acerbo, 2019